Latest Event Updates

Traveling with Sofia, The End (In viaggio con Sofia, Fine)

Posted on

–In italiano dopo l’inglese–

Ending an epic trip with the warm company  of lovely friends is simply wonderful.  So I decided to finish  my trip in Los Angeles, at the home of Leeda and Alekos, my great great friends, and their two young daughters Ariadne and Irida.  A new adventure will start tomorrow. Sofia was great! Stay tuned. Ciao!

* * *

Terminare un viaggio epico con la piacevole compagnia  di  amici  deliziosi è semplicemente meraviglioso. Così ho deciso di finire il mio viaggio a Los Angeles, a casa di Leeda e Alekos, miei grandi grandi amici, e le loro bambine Ariadne e Irida. Domani sara’ l’inizio di una nuova avventura.  Sofia è stata grande! Rimanete sintonizzati… Ciao!

rszd-

 

Advertisements

Day 10 (Giorno 10)

Posted on Updated on

–In English after the Italian–

E’ noto che la felicita’ non dipende da che cosa abbiamo. Infatti sembra che dipenda, in modo inversamente proporzionale, dal numero di scelte che sono disponibili. Cioè,  se possiamo scegliere un maglietta solo fra due o tre colori disponibili (vedi Gap, per esempio) siamo in media più felici della nostra scelta rispetto al caso che di colori ce ne siano  centinaia. Questo si applica a tutti gli aspetti della vita. Secondo alcuni recenti studi di psicologia, il nostro cervello e’ in grado di sintetizzare uno stato di felicita’ quando le possibilita’ sono scarse. Non riesce a farlo in caso di abbondanza. Chi si accontenta gode … come dicevano le nostre mamme. Quando abbiamo tanto, non siamo mai contenti, e vorremmo sempre avere di più. E’ anche un principio buddista. I desideri portano all’infelicita’, perche’ quando ne esaudiamo uno, ecco che ne spunta subito un’altro.

A volte mi chiedo come sarebbe vivere in uno di questi piccoli paesi sperduti nel nulla. Mi sono fermato per pranzo in un paese che si chiama Wilcox, in Arizona, a meta’ strada fra Las Cruces e Phoenix (5 ore e mezzo di macchina). A meta’ strada di un nulla, che e’ la grande America. Miglia e miglia di nulla, praterie, deserti, cactus. Miglia e miglia di vuoto  interrotto solamente da paesini inesistenti, a volte disabitati e fantasmi, a decine di miglia l’uno dall’altro. Wilcox, e’ uno dei pochi paesi nel vero senso della parola. Un paio di baracche ai tempi della costruzione della ferrovia, nel 1870, poi cresciuto intorno a un paio di strade. Adesso ha un paio di ristoranti, e anche un paio di hotel. Sono andato a un ristorante costruito all’interno  di una vecchia carrozza ferroviaria rossa. Quando ho chiesto il dolce, la cameriera gentile e carina, mi ha detto arrossendo che c’era solo la crostata di pesche e more. Era buonissima.

* * *

It is believed that happiness  does not depend on what we have. In fact it seems that it depends, in an inversely proportional manner, on  the number of choices that are available. That is, if we are to choose between two or three colors for a t-shirt (see Gap, for example), we  are on the average happier with our choice compared to a case where there are hundreds of colors to choose from. This applies to all aspects of life. According to the some recent studies in psychology, our brains are able to synthesize a state of happiness when the possibilities are scarce. It fails to do so in  case of abundance.  If you are satisfied whit what you have, you will enjoy it, as our moms would say.  When we have a lot, we are never happy, and we would always want to have more. It is also a Buddhist principle that desires  bring unhappiness , ’cause when one becomes true, here comes another one.

Sometimes I wonder how it would be living in one of these small towns the middle of nowhere. I stopped for lunch in a town called Wilcox, Arizona, mid way between Las Cruces and Phoenix (a 5 and ½ hours drive).  In the middle of that nothing  that  is great America. Miles and miles of nothing , grasslands , deserts , cacti. Miles and miles of emptiness interrupted only by non-existent villages , sometimes uninhabited like ghost cities, tens of miles of each other . Wilcox, is  one of the few town in the true sense of the word. A couple of shacks at the time of the construction of the railway in 1870 , it then grew as a town around a couple of streets . He  has now a couple of restaurants, and even a couple of hotels. I went to a restaurant built inside an old red train carriage. When I asked for a dessert,  the kind and pretty waitress  told me, blushing,  that they had only  a peach and blackberry tart. It was so good .

rszd-9504

rszd-9510

rszd-9516

rszd-9526

rszd-9545

rszd-9554

rszd-9564

rszd-9570

rszd-9575

Day 9 (Giorno 9)

Posted on

–In italiano dopo l’inglese–

What makes something or someone special? Rather than the intrinsic quality of it, or of them, it is often just a matter of a peculiar set of circumstances. We often say: being in the right place at the right time, but it is not just a matter of places and times.  It is that all positive things that should have happened actually happened. The missing of one of them would have compromised the whole thing. There is only one combination in which  all the favorable circumstances are present. Rather, there are many combinations in which one or more of them are missing. This is often referred to as the Anna Karenina Principle, from the famous incipit:  All happy families are alike. Every unhappy family is unhappy in its own way.

What are the chances on earth to get a desert that is not made of regular sand, but of gypsum? Very slim; in fact there are very few of them, and the largest one is the “White Sands National Monument”. The sand, so to call it, is  white, like snow. Most of the animals living there are white. If not for the hot temperature, you would think you are on a ski slope. Being there at sunset is simply spectacular. The White Sands Desert is just one hour east from Las Cruces, which is approximately 4 hour drive south of Santa Fe. This is the turning point of my trip. Tomorrow I will head back west.

* * *

Cos’è che rende qualcosa o qualcuno speciale ? Spesso non e’ solo una qualità intrinseca dell’oggetto, o della persona, ma  un insieme particolare di circostanze.  Diciamo spesso: essere nel posto giusto al momento giusto, ma non è solo una questione di luoghi e tempi. E’ che tutte ciò di positivo che  sarebbe dovuto accadere, è veramente accaduto. Bastava che una delle circostanze positive non fosse accaduta, che avrebbe compromesso il tutto. E c’è un sola combinazione in cui  tutte le circostanze favorevoli sono presenti, mentre  ci  sono molte combinazioni  in cui una o più di esse non sono presenti . Questo è spesso definito come il Principio di Anna Karenina,  derivato  dal suo famoso incipit : Tutte le famiglie felici sono uguali. Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. 

Quale e’ la probabilità, che si formi, sulla terra,   un deserto che non sia fatto di sabbia normale, ma di gesso ? Molto bassa; e in realtà di deserti di gesso, nel mondo, ce ne sono veramente pochi. Il più noto, almeno negli stati uniti,  è il ” White Sands National Monument”. La sabbia , se vogliamo chiamarla cosi’, è bianca come la neve . La maggior parte degli animali che vi abitano sono bianchi, per mimetizzarsi meglio. Se non fosse per la temperatura calda , si potrebbe pensare di essere su una pista da sci . Essere lì al tramonto e’ semplicemente spettacolare. Il White Sands Desert è solo un’ora a est di Las Cruces , che è circa 4 ore di macchina a sud di Santa Fe. Questo è il punto di svolta del mio viaggio . Da domani  tornero’ verso ovest.

rszd-9361

rszd-9367

rszd-9371

rszd-9373

rszd-9383

rszd-9386

rszd-9398

rszd-9413

rszd-9421

rszd-9431

rszd-9451

 

Day 8 (Giorno 8)

Posted on Updated on

–in English after the Italian–

La gente pueblo vive nei pueblo, villaggi costruiti a volte anche  1000 anni fa, come e’ il caso del pueblo di Taos. I pueblo (i villaggi) sono fatti di “adobe, cioè sabbia e argilla, che prende il tradizionale colore marrone chiaro che, appunto, si identifica con il termine “adobe”, da non confondersi con l’azienda che fa Photoshop. I discendenti sono ancora li’, con negozietti che vendono collanine, bambole kachina, e il caratteristico pane fritto. Nel visitare il pueblo di Taos, a un’ora e mezzo di macchina da Santa Fe,  ho provato un senso di disagio, simile a quello che si può provare quando si entra in uno zoo.  Tutto sembra un po’ finto, anche se e’ vero, e fatto apposta per i visitatori con le loro macchine fotografiche. In realtà quando ti fermi a chiacchierare, i pueblo (l gente) sono molto rilassati. Per loro quella e’ la vita, vendere oggetti fatti a mano ai turisti, chiacchierare con loro, e continuare a vivere come vivevano i loro antenati, senza elettricità’ ne’ riscaldamento. Oggi era freddo, ho visto la prima neve sulle montagne.

Nel tornare a Santa Fe sono passato da Los Alamos, e ho pensato a Heisenberg, il suo principio di indeterminazione. e il mistero che avvolge la sua conversazione con Bohr a Copenhagen (ho anche visto una commedia a Broadway su questo tema, diversi anni fa).  Indeterminazione e libero arbitrio? Sono connessi?  Ma questa e’ un’altra storia.

* * *

The pueblo people live in the pueblos,  villages sometimes built even 1000 years ago, as it is the case for the Taos Pueblo. The pueblos (the villages) are made of “adobe , that is made of sand and clay,  which takes the traditional light brown color that, in fact , is identified with the term” adobe “, not to be confused with the company that makes Photoshop. The descendants are still there, with their little shops selling necklaces, kachina dolls , and the characteristic fried bread. When visiting the Taos Pueblo, an hour and a half drive from Santa Fe, I felt a sense of discomfort , like the one  you can feel when you get into a zoo. Everything seems a little fake, even if it’ s real,  and on display for visitors with their cameras. However, when you  chat with them, the pueblo (the people) seem very relaxed. That’s their life. Selling handmade items to tourists, chatting with them , and continuing to live as their ancestors lived, with no electricity and heating . Today the weather  was cold, I saw the first snow on the mountains.

On the way back  to Santa Fe I went through Los Alamos, and I thought of Heisenberg, his uncertainty principle, and the mystery surrounding his conversation with Bohr in Copenhagen (I even saw a Broadway play on that theme, several years ago). Uncertainty and free will, are they connected? But that ‘s another story.

rszd-9271

rszd-9276

rszd-9281

rszd-9284

rszd-9294

rszd-9300

rszd-9325

rszd-9330

rszd-9338

Day 7 (Giorno 7)

Posted on

–in italiano dopo la versione inglese–

Visualization is a powerful tool. That’s what made of Ansel Adams the great photographer he was.  He was hauling the heavy photographic equipment of the times along the trails of Yosemite, when he found himself in front of the majestic half dome, with only one plate left. And he had his first visualization. He saw in his mind the final result, the  picture he wanted to make. The first, among the many  that made him famous and opened a new dimension of photography. If you can see it in your mind, you can probably make it. And that does not apply only to pictures. If you can see what you wanna be, you can probably, eventually, be that.

It was a cold and drizzly day in Santa Fe today (let’s not forget it is above 7,000 feet of elevation). The perfect day to give Sofia a break, and to allow me to stroll along the many art galleries of this town. I went to the Georgia O’Keeffe Museum,  and the Andrew Smith Gallery where I was inspired by one of the largest collections of Ansel Adams prints I ever saw. Tomorrow is going to be sunny.

* * *

La visualizzazione è uno strumento potente. E’ ciò che ha reso  Ansel Adams il grande fotografo che e’ stato.  Si trascinava dietro  la pesante attrezzatura fotografica  di quei tempi  per i sentieri  di Yosemite, quando si trovò di fronte al maestoso “half dome,” e gli era rimasta una sola lastra.  E proprio li’ ha avuto la sua prima visualizzazione. Ha visto nella sua mente il risultato finale,  l’immagine che voleva ottenere. La prima, tra le tante che lo hanno reso famoso, e gli hanno permesso di aprire una nuova dimensione  alla fotografia. Se la può visualizzare nella  mente, probabilmente la puoi fare. E questo non vale solo per le foto. Se è possibile vedere ciò che vuoi essere, probabilmente  puoi, alla fine, diventarlo.

Oggi era una una giornata fredda e piovigginosa a Santa Fe (non dimentichiamoci che si trova a più di 2000 metri di altezza). Il giorno perfetto per dare Sofia una pausa, e  permettermi di passeggiare lungo le numerose gallerie d’arte di questa città. Sono andato al Georgia O’Keeffe Museum, e la Andrew Smith Gallery, dove sono stato ispirato da una delle più grandi collezioni di stampe di Ansel Adams stampe che abbia mai visto. Domani ci sarà il sole.

rszd-9217

rszd-9226

rszd-9229

rszd-9250

rszd-9251

rszd-9257

rszd-9260

 

Day 6 (Giorno 6)

Posted on Updated on

–English after the Italian–

Ho letto “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” almeno tre volte negli ultimi 30 anni. Un libro che bisogna leggere e rileggere. Devo dire che mi ha sempre ispirato. Robert Pirsig, lo scrittore, parte in moto con il figlio Chris per un viaggio dal Minnesota alla California. Più’ che un viaggio e’ un “chautauqua”, come lui stesso lo definisce, uno spettacolo di cultura itinerante che ha lo scopo di arricchire la mente.  Il mio lo chiamerei un  “walkabout” ridotto, il viaggio che gli adolescenti Aborigeni fanno nel deserto per trovare se stessi. Un viaggio della mente. Le lunghe ore che passo in macchina da un posto all’altro, associate alla bellezza dei paesaggi, mi rilassano, calmano, mi rendono piu’ cosciente, e mi aiutano a pensare.

Il paese di Chinle, abitato quasi interamente daI Navajo, e’ piccolo, e se non ci fosse il Canyon de Chelly, nessuno forse ci si fermerebbe mai. Ci sono solo due alberghi, e due ristoranti.  Ieri sera, per cena, sono stato al Junction Restaurant, l’unico consigliato da Yelp (l’altro e’ vivamente sconsigliato). Si servono piatti di stile Navajo, e non si vendono bevande alcoliche, neppure birra. Stamani sono partito abbastanza presto per farmi, assieme a Sofia, le 4 ore e mezza che ci vogliono per raggiungere Santa Fe, in New Mexico. Scenario da film western. Ad ogni momento ci si aspetta di vedere i guerrieri indiani spiegati sull’altro delle rocce rosse. Ma gli indiani non ci sono. I discendenti delle grandi tribu’ del passato son pacifici,  guidano i pick-up, e ogni tanto fanno l’autostop.

* * *

I read “Zen and the Art of Motorcycle Maintenance” at least three times in the last 30 years. A book that should be read and reread. I must say that it has always inspired me. Robert Pirsig, the  author, embarks on a motorcycle journey from Minnesota to California with his son Chris. More than a trip, is  a “chautauqua ,” as he defines it, an itinerant show of  talks and culture aimed at  enriching the mind. I’ll rather call mine a small “walkabout,” the journey that Aborigines teenager make in the desert to find themselves . A journey of the mind. The long hours I spend in the car from one place to another, associated with the beauty of the landscapes, relax me, calm me down, make me aware, and let the thoughts flow.

The town of Chinle, inhabited almost entirely by the Navajos, is small, and if it were not for the Canyon de Chelly, no one would ever  stop there. There are only two hotels and two restaurants. Last night I had  dinner at the Junction Restaurant, the only one recommended by Yelp (the other is warmly  “not recommended”). They serve Navajo style cuisine, but  do not sell alcoholic beverages, not even light beer. This morning I left early with Sofia, to drive the 4 and a half hours that it takes to get to Santa Fe, New Mexico . Western film scenery. At any moment you expect to see the Indian warriors rising from of the top of the red cliffs . But the Indians are not up there. The descendants of the great tribes of the past are peaceful,  drive pick-ups, and occasionally hitchhike .rszd-9199

rszd-9137

rszd-9035

rszd-9040

 

Day 5 (Giorno 5)

Posted on Updated on

–In italiano dopo l’inglese–

Going down a canyon is like descending a deep wound. You go down, until you reach the end, and you know you can’t go any further. And you may discover that there is something beautiful there, something you did not even expect. And when you finally go up again, you feel lighter, relieved, and the wound is not a wound anymore. Is just part of the journey.

The time should have changed this morning because we are switching back from summer saving to regular time. But not in Arizona … Arizonans do not believe in summer saving time. So nothing changed. As soon as you leave Sedona, with its evergreen forests that contrast with the red of its rocks, you enter a land of endless and almost deserted prairies, small farming communities, and old trading posts. After a four hour drive I reached Canyon de Chelly, next to the small Navajo town of Chinle. De Chelly wants to be unkown to mass tourism, even if it is not. The only sign I saw was posted just a few miles before reaching my destination. However, it is an enchanted place, magical, sacred. It is Navajo territory, and the canyon belongs to them. You hike the 1 and 1/2 miles down a well marked path to reach a little paradise, with trees, a stream, and little cultivated patches.  At the end of the path you see the “white house”, the cliff dwelling immortalized by Ansel Adams, and built by the Anasazis, the mysterious people who lived in this land hundreds of years before the conquistadores arrived. In front of the white house there were a couple of old Navajo women selling handmade turquoise jewelry. I bought a couple of bracelets and a necklace, and I had teh pleasure of a long nice chat with one of women. Her name is Winnie. You don’t take pictures of Navajo people

* * *

Andare giù per un canyon è come scendere in una ferita profonda . Vai sempre più giù, finche’ non  tocchi il fondo, e tu solo sai che non puoi andare oltre. E magari, in fondo, puoi scoprire che c’è qualcosa di bello, qualcosa di inatteso, che non avevi previsto. E quando finalmente torni su, in superficie, ti senti più leggero, sollevato, e la ferita non è più una ferita . È solo una parte del viaggio.

L’ora avrebbe dovuto cambiare questa mattina, perché oggi si passa dall’ora legale a quella solare.  Ma non in Arizona … i suoi abitanti non credono nell’ora legale, e quindi non  l’adottano, Punto e basta.  Quindi stamani, per me, non è cambiato nulla . Non appena si lascia Sedona, con i suoi boschi sempreverdi che contrastano con il rosso delle sue rocce, si entra in una terra di praterie infinite e quasi deserte, piccole comunità agricole, e vecchie stazioni di scambio. Dopo quattro ore di macchina ho raggiunto Canyon de Chelly, vicino alla piccola cittadina Navajo di Chinle . De Chelly vuole essere sconosciuta al turismo di massa, anche se non lo e.  L’unica indicazione stradale che ho visto è stata solo a pochi chilometri prima della destinazione . Tuttavia, è un luogo incantato, magico, sacro. E’ territorio Navajo , e il canyon appartiene solo a loro. Si scende a piedi per circa 2 chilometri e mezzo lungo un sentiero ben segnato per raggiungere un piccolo paradiso, con alberi, un ruscello , e le piccoli appezzamenti coltivati.  Alla fine del percorso si vede la ” casa bianca “, una dimora ormai rovina sulla parete a picco immortalata da Ansel Adams, e costruita dagli Anasazi , il misterioso popolo che viveva in questa terra centinaia di anni prima che arrivassero i conquistadores. Davanti alla casa bianca c’erano due vecchie donne Navajo che vendevano gioielli di turchese fatti a mano. Ho comprato un paio di braccialettini e una collaninail, e ho avuto il piacere di una lunga chiacchierata con una delle donne . Il suo nome è Winnie . Non si fanno foto ai Navajo.

rszd-9132

rszd-9145

rszd-9152

rszd-9156

rszd-9157

rszd-9169

rszd-9172

rszd-9173

rszd-9187

rszd-9189

rszd-9194

rszd-9206