Day 5 (Giorno 5)

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–In italiano dopo l’inglese–

Going down a canyon is like descending a deep wound. You go down, until you reach the end, and you know you can’t go any further. And you may discover that there is something beautiful there, something you did not even expect. And when you finally go up again, you feel lighter, relieved, and the wound is not a wound anymore. Is just part of the journey.

The time should have changed this morning because we are switching back from summer saving to regular time. But not in Arizona … Arizonans do not believe in summer saving time. So nothing changed. As soon as you leave Sedona, with its evergreen forests that contrast with the red of its rocks, you enter a land of endless and almost deserted prairies, small farming communities, and old trading posts. After a four hour drive I reached Canyon de Chelly, next to the small Navajo town of Chinle. De Chelly wants to be unkown to mass tourism, even if it is not. The only sign I saw was posted just a few miles before reaching my destination. However, it is an enchanted place, magical, sacred. It is Navajo territory, and the canyon belongs to them. You hike the 1 and 1/2 miles down a well marked path to reach a little paradise, with trees, a stream, and little cultivated patches.  At the end of the path you see the “white house”, the cliff dwelling immortalized by Ansel Adams, and built by the Anasazis, the mysterious people who lived in this land hundreds of years before the conquistadores arrived. In front of the white house there were a couple of old Navajo women selling handmade turquoise jewelry. I bought a couple of bracelets and a necklace, and I had teh pleasure of a long nice chat with one of women. Her name is Winnie. You don’t take pictures of Navajo people

* * *

Andare giù per un canyon è come scendere in una ferita profonda . Vai sempre più giù, finche’ non  tocchi il fondo, e tu solo sai che non puoi andare oltre. E magari, in fondo, puoi scoprire che c’è qualcosa di bello, qualcosa di inatteso, che non avevi previsto. E quando finalmente torni su, in superficie, ti senti più leggero, sollevato, e la ferita non è più una ferita . È solo una parte del viaggio.

L’ora avrebbe dovuto cambiare questa mattina, perché oggi si passa dall’ora legale a quella solare.  Ma non in Arizona … i suoi abitanti non credono nell’ora legale, e quindi non  l’adottano, Punto e basta.  Quindi stamani, per me, non è cambiato nulla . Non appena si lascia Sedona, con i suoi boschi sempreverdi che contrastano con il rosso delle sue rocce, si entra in una terra di praterie infinite e quasi deserte, piccole comunità agricole, e vecchie stazioni di scambio. Dopo quattro ore di macchina ho raggiunto Canyon de Chelly, vicino alla piccola cittadina Navajo di Chinle . De Chelly vuole essere sconosciuta al turismo di massa, anche se non lo e.  L’unica indicazione stradale che ho visto è stata solo a pochi chilometri prima della destinazione . Tuttavia, è un luogo incantato, magico, sacro. E’ territorio Navajo , e il canyon appartiene solo a loro. Si scende a piedi per circa 2 chilometri e mezzo lungo un sentiero ben segnato per raggiungere un piccolo paradiso, con alberi, un ruscello , e le piccoli appezzamenti coltivati.  Alla fine del percorso si vede la ” casa bianca “, una dimora ormai rovina sulla parete a picco immortalata da Ansel Adams, e costruita dagli Anasazi , il misterioso popolo che viveva in questa terra centinaia di anni prima che arrivassero i conquistadores. Davanti alla casa bianca c’erano due vecchie donne Navajo che vendevano gioielli di turchese fatti a mano. Ho comprato un paio di braccialettini e una collaninail, e ho avuto il piacere di una lunga chiacchierata con una delle donne . Il suo nome è Winnie . Non si fanno foto ai Navajo.

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One thought on “Day 5 (Giorno 5)

    rudina boshi said:
    November 8, 2013 at 8:07 am

    stupende :*

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